CARIGNANO SAGRA DEL CIAPINABO' 2017

A Carignano (TO) dal 06/10/2017 al 08/10/2017

DATA PRESUNTA, DATA E DETTAGLI DELLA EDIZIONE 2017 VERRANNO PUBBLICATI APPENA DISPONIBILI.


La Sagra del ciapinabò compie 26 anni. Una ricorrenza importante, che non vuole essere un traguardo ma un punto di partenza per un’ ulteriore crescita, e si propone quale ottimo connubio tra
i vari aspetti del mondo contadino. E questo grazie all’impegno del Comitato Manifestazioni, che nel corso degli anni ha raccolto sempre più consensi e riconoscimenti.
Nessuno immaginava una crescita così impetuosa, anche nei numeri: solo l’anno scorso abbiamo consumato 700 chilogrammi di ciapinabò grazie all’affluenza di ben 30.000 visitatori.
Una crescita che ha segnato anche una decisa evoluzione del prodotto, non più come tubero spontaneo, ma coltivato da aziende agricole che lo hanno messo sui mercati di tutto il Piemonte
Ricordo quando venticinque anni fa, in una piccola via di Carignano, abbiamo installato un banchetto con una decina di chili di bagna càuda e un cestino di ciapinabò raccolti nei campi:
un’apparizione breve, la domenica sera, dalle 17 alle 18. Durava un giorno solo, un’ora sola ed era abbinata a qualche bancarella di abbigliamento. In questa maniera siamo andati avanti cinque o sei anni, affidandoci ogni volta a qualcosa, un raduno o una caccia al tesoro.

La voglia di creare qualcosa di diverso ci ha poi portato a proporre delle serate a tema, con menu dagli antipasti ai dolci, sempre a base di ciapinabò, posticipando la chiusura della sagra alla sera della domenica, mantenendo la seconda di ottobre.

Visto il successo, è stata allestita una tensostruttura e sono stati offerti pranzo e cena, in Piazza Liberazione.

Col passar del tempo abbiamo creato una mostra-mercato, con prodotti tipici, di qualità, e abbiamo aggiunto il sabato, con una cena, mentre la domenica si proseguiva con la degustazione, occupando due Piazze, Liberazione e San Giovanni.

Una prima evoluzione è giunta tredici anni fa, con la “Mostra bovina della razza frisona”, che ha dato una svolta importante alla manifestazione, coinvolgendo tutto il mondo agricolo all’insegna del ciapinabò, che in quel periodo era messo da parte perché ritenuto un prodotto infestante che
rovinava la produzione di grano e granoturco. E’ stata una mossa vincente: per l’occasione abbiamo creato una piccola stalla, con 70 capi di bovini, sotto l’ala coperta di Piazza Savoia.
Da quel momento la sagra è iniziata prima il sabato pomeriggio, poi il sabato mattina, sempre
abbinata alla degustazione di bagna càuda, con il ciapinabò proposto in tutte le maniere.

Insieme alla mostra bovina è poi stata organizzata la transumanza, un avvenimento facile da vedere in montagna ma inconsueto in pianura: ed è curioso osservare tutt’ora la gente che segue il corteo al suono dei campanacci. Miscelando tutto insieme si è creato un connubio di eventi che ha dato una precisa identità alla manifestazione, in quanto il ciapinabò, da solo, non sarebbe riuscito a reggere il peso di una sagra così articolata.

Con questa formula, le piazze cominciavano a diventare piccole: i visitatori crescevano, giungevano i primi riconoscimenti e diventava grande anche l’interessamento nei confronti di
questo tubero, che faceva la sua comparsa in televisione nelle trasmissioni di cucina.

Così è diventata l’unica Sagra Italiana del ciapinabò, e anche il fatto di averla chiamata “del ciapinabò” e non “del topinambur” ha generato curiosità.

E’ nato anche un progetto di studio su questo tubero che coinvolge l’Istituto alberghiero di Carignano e Slow Food, per approfondire le sue qualità: ora viene utilizzato in diversi campi,
dall’alimentazione alla produzione di bioetanolo. Insomma, non più una modesta sagra locale, ma una manifestazione a livello nazionale, con tanto di riconoscimenti, dall’inserimento nell “Atlante dei Prodotti Tipici Regionali” alla denominazione di Sagra Regionale e infine l’ingresso nel “Paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino”.

Un bel premio per gli sforzi che abbiamo affrontato in tutti questi anni.

La sagra è poi arrivata in questi ultimi anni a durare tre giorni, partendo dal venerdì pomeriggio fino alla domenica sera, pieni di degustazioni ed eventi, musicali e culturali, con il coinvolgimento
dell’intera città.

Sagra del Ciapinabò: è stata anche costituita una associazione di coltivatori che sono diventatiproduttori e “trasformatori” del tubero.

Sotto il profilo gastronomico, si distingue un piatto che abbiamo inventato qualche anno fa, ed è sempre gettonato, cioè i CIAFRIT, ovvero fette sottili di ciapinabò infarinati e messe a friggere, al
pari delle patatine.

Da un paio d’anni è nato un laboratorio di show cooking, in Piazza San Giovanni, con la partecipazione di alcuni chef stellati che preparano specialità a base di ciapinabò.

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